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Antonio Ferrara

Un libro è una scatola vuota da
riempire con l’amore per la vita.

Antonio Ferrara

 

Biografia

Antonio Ferrara è autore e illustratore di numerosi libri per ragazzi, tra cui Pane arabo a merenda, A braccia aperte, Falzea; Puzzillo gatto gentiluomo, Come i pini di Ramallah, I suoni che non ho mai sentito, Fatatrac; La vita al centro, Mondadori; Ulivi, Perché, Il sentiero e l’albero, Tolbà; Anguilla, Salani. È nato a Portici, vicino a Napoli, nel 1957 e vive a Novara con sua moglie Marianna, sua figlia Martina e coi gatti Simba e Minou. Ha compiuto studi artistici e ha lavorato per sette anni presso una comunità alloggio per minori, dove ha imparato a frequentare i sogni dei bambini e a non prendersi mai troppo sul serio. Tiene laboratori di illustrazione e scrittura creativa per ragazzi e per adulti presso scuole, biblioteche, librerie, associazioni culturali e case circondariali.

 

Rassegna Stampa

Intervista a cura del Liceo Scientifico “Leonardo” di Catania in merito al libro “Anguilla”

Fare lo scrittore era il tuo sogno sin da bambino oppure è stata una scelta successiva, da adulto?
Diciamo che da bambino preferivo disegnare. Infatti nei temi d’italiano in una colonna scrivevo e nell’altra mi divertivo a disegnare. Nonostante ciò la professoressa me lo concedeva, a patto che impiegassi almeno una delle due ore per il testo, per poi passare alle illustrazioni. Quando ho deciso di pubblicare il mio primo libro, intitolato Puzzillo, gatto gentiluomo, avevo mandato alla casa editrice solo le illustrazioni. In seguito, quando mi hanno contattato chiedendomi di inviare entro pochi giorni il testo, mi sono trovato in grande difficoltà, costretto a buttar giù la storia in un fine settimana.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Ho cominciato la mia carriera, vent’anni fa, come illustratore; adesso scrivo da cinque anni, e ho già pubblicato ben trenta libri, alcuni dei quali tradotti anche in più lingue. Secondo me scrivere è un modo per prendersi cura di se stessi.

Quale tra i tuoi libri preferisci e perché?
Beh, io sono molto affezionato al libro che ho dedicato al mio gatto perché è stato il libro con il quale ho iniziato la mia avventura di scrittore, ma devo ammettere che anche Anguilla mi piace molto, soprattutto perché è il mio primo libro senza illustrazioni, il primo libro da “vero” scrittore.

Se potessi scrivere una seconda parte, come immagineresti la storia di Anguilla libero?
Non voglio scrivere un seguito, anche perché mi piace lasciare il pubblico con il fiato sospeso. A questo proposito, nei miei libri elimino sempre gli ultimi periodi per “costringere” i lettori ad immaginare il finale.

Perché hai dedicato il tuo libro a Carmelo? Chi è?
Carmelo era un ragazzo che ho conosciuto nella comunità alloggio per minori; aveva molti problemi, era autolesionista. Dopo aver lasciato il centro, ricevetti una sua lettera nella quale mi chiedeva dei soldi. Glieli mandai, ma mi tornarono indietro in una busta senza il mittente. Ho deciso di dedicargli questo libro perché è l’unico ragazzo della comunità di cui non ho più notizie.

Tu sogni?
Certo! Io sogno ad occhi aperti. Secondo me, lo scrittore deve avere i piedi per terra e la testa fra le nuvole. L’adolescente sogna come lo scrittore. Uno dei miei desideri, per citare Gianni Rodari, è quello di “conservare sempre almeno un orecchio acerbo”.

Anguilla è più animato dal desiderio di vivere o di morire?
Anguilla vuole vivere ed il carcere non è una punizione ma un elemento riflessivo.

Leggendo il tuo libro, ad alcuni di noi è venuta quasi la voglia di andare in carcere, per poter apprezzare meglio i beni che la vita ci ha offerto. Tu cosa ne pensi?
Giusto: forse andare in carcere per un lungo periodo di tempo è esagerato, ma qualche ora di volontariato sarebbe utile a tutti noi, a farci gradire appieno il dono della vita.  

Perché nel tuo libro vi sono molti spazi bianchi?
È un trucco editoriale, usato per far riflettere i lettori ed amplificare le emozioni. La Salani (casa editrice di Anguilla ndr), in questo senso, mi ha assecondato, scegliendo una carta “calda”, color avorio, spessa; un corpo del testo grosso, e rispettando gli spazi bianchi come li avevo lasciati nella mia bozza. In questo modo il libro diventa una lirica.

Che significato ha la frase del tuo libro “Il brutto di chi scrive non è quello che scrive ma quello che cancella”?
Dico questo perché nel periodo di stesura ho eliminato molte parti, seguendo il consiglio di amici o parenti a cui avevo sottoposto il testo. È più quello che butto che quello che resta, perché lo scrittore deve cancellare le parti che non interessano del libro e deve saper “distillare” la scrittura. Anzi, a voi consiglio di badare sempre alla revisione del testo, è un’operazione importante.

Hai mai pensato ad una trasposizione filmica di Anguilla?
Si, ma verrebbe difficile girare un film che parla di solitudine in una cella, annoierebbe, diventerebbe monotono e piuttosto claustrofobico. Sarebbe bello però dare corpo a tutte le metafore, a tutti i pensieri di Anguilla.

A nostro giudizio, il nonno è un personaggio riuscito. Potresti scriverne un romanzo?
All’inizio, quando ho scritto Anguilla, la figura del nonno era molto più ampia, ma poi ho dovuto ridurre la parte perché, altrimenti, non sarebbe stata più la storia di Anguilla, bensì quella del nonno.

Per scrivere questo libro ti sei ispirato alla situazione carceraria italiana? Una tua opinione sull’indulto?
Secondo me si deve sempre concedere una possibilità ad un condannato, anche perché, nel nostro sistema giuridico vi sono lentezze e la punizione arriva sempre in ritardo, quando non è più necessaria.

Cosa ne pensi del razzismo, di cui parli molto nel tuo libro?
Il 90% dei carcerati sono extracomunitari e come tali vengono spesso isolati e maltrattati psicologicamente. Il segreto di questo libro è stato ridurre la trama e concentrarsi sul linguaggio per riuscire a rappresentare i pensieri di coloro che non sono liberi.

Che idea hai del conflitto tra Islam e Occidente trattato dalla Fallaci?
Io penso che Oriana Fallaci sia stata una bravissima giornalista e scrittrice, ma credo anche che sia stata troppo polemica nei confronti della religione musulmana e del mondo in genere.

 

Bibliografia

Come i pini di Ramallah, Fatatrac, 2003
David, dieci anni, israeliano e Mohammed, dieci anni, palestinese: due diari, due vite che si svolgono parallele, vicinissime e lontane, ignare l'una dell'altra ed entrambe segnate dalla violenza degli uomini e dall'amore per la loro terra. Un giorno, per puro caso, i due bambini si incontrano: il tempo di guardarsi negli occhi e ognuno riprende la sua strada con una domanda in più, un dubbio che li attraversa come un brivido caldo: la pace esiste...

A braccia aperte, Falzea, 2004

Stella come te. La vera storia della stella cometa., Monti, 2004

I suoni che non ho mai sentito, Fatatrac, 2004

A braccia aperte, Falzea, 2004

Anguilla, Salani, 2005
Anguilla è egiziano e sta trascorrendo un breve periodo di detenzione in un carcere italiano. Deve il suo soprannome al suo corpo, lungo e sottile, ma dell'anguilla ha anche un'altra caratteristica: con il pensiero è in grado di sgusciare tra le sbarre, e viaggiare. Nei ricordi della sua famiglia, al Cairo: nelle luci, nei colori, nei profumi e nei rumori della sua città. Grazie a questo, riesce a trascorrere quel periodo buio, dove tutto è "frammentato", con serenità. Attraverso la vicenda di un detenuto extracomunitario, il libro tratta argomenti universali, comuni a tutti noi, chiusi troppo spesso nelle nostre prigioni quotidiane, e si rivolge ad adolescenti e adulti.

Puzzillo, gatto gentiluomo, Fatatrac, 2005

Ferite. Un ragazzo racconta la guerra, Falzea, 2006

Piedi, Liguori, 2006

Ferite. Un ragazzo racconta la guerra, Falzea, 2006

Il bambino col fucile, Città Aperta, 2007

Sassi, Fatatrac, 2007

Pane arabo a merenda, Falzea, 2007

Una storia elettrizzante, Lineadaria, 2008

Ragazzo a rotelle, Falco Editore, 2008

Mi chiama il suo angelo, Fatatrac, 2008

Contro vento, Falzea, 2008
La storia di Zelinda, una ragazza di sedici anni con un forte dolore inferiore dovuto alla perdita improvvisa del padre, di cui si ritiene responsabile e che la costringe a vivere in un flashback di ricordi. Il senso di colpa e l'assenza di dialogo con la madre la conducono all'autolesionismo, alla prostituzione e alla droga nel disperato tentativo di cancellare il dolore. Finché qualcosa cambia e una luce illumina la sua strada buia, è il sorriso di Federico, grazie al quale scopre che è arrivato il momento di fidarsi, di affidarsi ancora a qualcuno, magari rischiando di soffrire nuovamente, ma di essere felice.

Pinocchio adesso, Artebembini, 2009

La cantante scomparsa, Nuove Edizioni Romane, 2010

L’isola di Cicero,Coccole e Caccole, 2010

La lettera, Artebembini, 2010

Pane arabo e parole, Falzea, 2010
L'ideale seguito di "Pane arabo a merenda", libro di Antonio Ferrara già alla quarta edizione. Un seguito che è una delicata e ironica metafora dell'accoglienza narrata ad altezza di bambino. Nadir è un bambino marocchino che stavolta deve fare i conti con i pregiudizi di un uomo adulto che crede che uno straniero sarà sempre un estraneo che non imparerà mai a parlare o a comportarsi come un italiano. Una storia sull'importanza di saper parlare bene la propria lingua, ma anche la lingua del paese che ti ospita, sull'importanza di conoscere le parole giuste per dire bene i propri pensieri e le proprie emozioni. E Nadir vive emozioni forti come la vergogna, la rabbia, l'umiliazione, e riuscirà infine a vivere anche la solidarietà. E l'amore. Con la sua famiglia Nadir è venuto dal suo paese per lasciarsi dietro le spalle la povertà, per sopravvivere. Ma ci si nutre sia di pane che di parole, si sa, e a volte le parole giuste saziano più del pane. 

 
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